L'arte preistorica

Dove e quando

Quando la specie Homo sapiens entrò in Europa circa 40.000 anni orsono, proveniente da Est, diede avvio ad una serie di profondi mutamenti culturali nei modi di vita, nelle produzioni, nel rito funerario. Inoltre per primo iniziò a produrre immagini, prendendo come soggetti uomini e animali dal mondo circostante oppure creando personaggi fantastici (figure con maschera animale) e segni geometrici e lineari.
Pitture, incisioni, bassorilievi divennero messaggi simbolici realizzati sulle pareti delle grotte (arte parietale), accanto ad essi furono realizzate statuette oppure incisioni e pitture su osso o su rocce (arte mobiliare), rappresentazioni destinate a diffondere valori e ideologie condivise da tutta la comunità.

La prima cultura europea del sapiens, quindi, l'Aurignaziano, si è fatta portatrice di un sistema di comunicazione non verbale che assegna alla figura e all'immagine il pensiero simbolico e che crea una vera e propria CULTURA VISUALE. Un sistema che rimane attivo in Europa durante tutto il Paleolitico recente e il Mesolitico (da 40.000 a circa 7.000 anni fa) e che si trasform con le trasformazioni economiche, sociali e ideologiche del Neolitico.

I temi figurativi

I grandi temi della cultura visuale paleolitica sono il mondo animale e la figura femminile. Il ricco repertorio zoomorfo e la caccia si collegano al regime economico dei popoli cacciatori-raccoglitori del Paleolitico, la donna è più spesso rappresentata gravida, come simbolo di fertilità.
Questi temi sono diffusi su tutto il continente europeo e solo raramente vengono elaborati in varianti geograficamente limitate. Tale capacità di diffusione indica che tutte le popolazioni si riconoscevano nelle simbologie indicate dalle immagini.

Arte

Linguaggi e tendenze figurative

Nel corso degli oltre 30 mila anni della sua diffusione, il sistema figurativo si è espresso con stili differenti, tutti presenti sin dall'Aurignaziano: naturalistico e attento alle proporzioni naturali, astratto in forme e volumi schematici.
Due sono le principali tendenze stilistiche:

  • ­stile franco-­cantabrico: originato e diffuso in ambito europeo sin dall'Aurignaziano, viene identificato con le raffigurazioni naturalistiche dell'area franco­iberica. I suo caratteri primari sono il rispetto delle proporzioni anatomiche dei soggetti, il verismo e l'attenzione ai particolari anatomici;
  • ­stile mediterraneo: definizione coniata da Paolo Graziosi nel 1956 per indicare un linguaggio naturalistico ma più essenziale diffuso nell'Europa meridionale, dalla Spagna al Sud dell'Italia. Caratteri primari sono i profili semplici degli animali, senza dettagli anatomici, con alcune tendenze grafiche originali (ad esempio il corno dei bovini rivolto in avanti e con le estremità non chiuse). Verso la fine del Paleolitico le figure diventano più schematiche e rigide e prende campo una grafica geometrica e lineare che sostituisce, intorno a 10.000 anni fa, la componente naturalistica zoomorfa.

Arte parietale

Per arte parietale si intendono le figurazioni incise e dipinte realizzate su pareti di grotte e ripari, su soffitti, su grandi massi, in pratica su supporti inamovibili.
In Italia queste evidenze non sono numerose. Il loro sviluppo pare seguire, per grandi linee e su base stilistica, quello dell’arte mobiliare (vedi Arte mobiliare), vale a dire una presenza di influssi franco-iberici nel Paleolitico superiore antico e medio e una loro rarefazione nell’Epigravettiano sino alla definitiva scomparsa alla fine del Tardoglaciale con l’affermarsi dello stile mediterraneo (sensu Graziosi). Il problema della loro cronologia di dettaglio non è di facile soluzione e rimane aperto, in quanto le ipotesi crono-culturali si basano prevalentemente sulla fisionomia dello stile e sulle similarità stilistiche con le produzioni mobiliari datate su base crono-stratigrafica o con sistemi di cronologia assoluta.
Le evidenze parietali sono disperse lungo tutta la penisola, sino alla Sicilia.

Arte mobiliare

La definizione di arte mobiliare si riferisce alla variegata produzione figurativa e ornamentale eseguita su supporti "mobili" cioè trasportabili e si contrappone alla categoria delle produzioni artistiche su supporti inamovibili (vedi Arte parietale).
L'arte mobiliare comprende le tecniche della pittura, dell'incisione, della piccola statuaria a tutto tondo, del bassorilievo.
Sono utilizzati supporti in materia dura animale (osso, corno, avorio, molluschi) e in pietra.
Trattandosi di oggetti che sono stati utilizzati durante le fasi di frequentazione di un sito, in genere le evidenze artistiche si rinvengono negli strati archeologici che sono datati o con sistemi di datazione assoluta (ad esempio C14) o sulla base delle produzioni caratteristiche del periodo e delle associazioni faunistiche. Questo consente di elaborare una griglia crono-culturale di riferimento che permette di verificare l'evoluzione degli stili nel tempo. Essa è di supporto alle ipotesi di datazione dell'arte parietale.
Le più antiche produzioni sono opera dell'Uomo di Neanderthal e consistono in segni lineari non sempre organizzati su supporto litico oppure osseo (vedi schede: Grotta Costantini, Grotta del Cavallo, Grotta Spagnoli, Grotta Fumane, Riparo Tagliente, Grotta Maggiore di San Bernardino, Valle Radice).

Manufatti decorati

Nella produzione grafica del Paleolitico e del Mesolitico è documentata una grande quantità di manufatti d'uso (punte di zagaglia, bacchette, punteruoli, spatole...) che sono stati decorati con incisioni più o meno elaborate.
Si tratta di una produzione "minore" rispetto alle evidenze mobiliari zoomorfe, antropomorfe e geometrico-lineari, non confrontabile con quelle produzioni qualitativamente più elevate e complesse.
Essa è tuttavia significativa perché illustra una tendenza decorativa, anche se non propriamente artistica, dei popoli cacciatori-raccoglitori durante il Paleolitico superiore, forse più accentuata nella sua fase finale e anche nel Mesolitico.
Si presenta qui una selezione dei manufatti decorati più significativi, censiti per sito.

Segni poco elaborati su supporti vari

La ricostruzione storica del "fare segno" nel Paleolitico e nel Mesolitico deve considerare anche l'abbondante produzione grafica comprendenti segni poco elaborati (linee, zig zag...), incisi su supporti di vario genere (schegge di selce, ciottoletti, frammenti di osso...). Tale produzione non possiede quei requisiti di qualità che permettono una valutazione della pratica figurativa (vedi "Arte mobiliare") né sono assimilabili alla pratica di decorare manufatti d'uso (vedi "Manufatti decorati").
Il significato di questi semplici segni, a volte anche disordinati, non è ricostruibile: segni simbolici? conteggi?
La loro ampia diffusione nel tempo (nel Paleolitico medio e superiore, più abbondantemente nella fase finale, e nel Mesolitico) e nello spazio (dal Trentino al Sud della penisola) attesta una chiara tendenza grafica, un linguaggio condiviso dalle comunità dei popoli cacciatori-raccoglitori.

Veneri

Le cosiddette “Veneri” sono delle piccole statuette a tutto tondo che ritraggono la donna gravida. La struttura formale di queste statuette è molto standardizzata, senza attributi individuali ritrattistici, di conseguenza esse acquisiscono una valenza universale. La massa corporea della donna viene concettualmente scomposta e ricomposta enfatizzandone solo alcune parti (seni, ventre, glutei, cosce), quelle che più di altre richiamano la maternità.
Altre parti non vengono cancellate ma passano in secondo piano: la testa è un volume anonimo, talora decorativo; le braccia non sono ignorate ma sono sfumate, a volte integrate nei prosperosi seni sui quali sono appoggiate; i piedi non sono mai rappresentati.
Questo procedimento concettuale, che diviene un simbolo della fertilità, è più frequentemente plastico ma anche bidimensionale e si mantiene per alcune decine di millenni (dall’Aurignaziano sino al primo Mesolitico).
Il repertorio europeo della piccola statuaria femminile non è numeroso e comprende circa 70 statuette. Le evidenze italiane rappresentano quasi un terzo della produzione europea.

Ciottoli aziliani

Una specifica produzione grafica su ciottoli e ciottoletti, ornati con pitture schematiche e lineari (in un caso con un’incisione), rimanda alla tradizione“aziliana" una tendenza molto specializzata di origine pirenaica che si è diffusa in alcune aree europee alla fine del Paleolitico.
In Italia la corrente dei ciottoli aziliani ha origine nell’Epigravettiano finale e perdura sino al IX millennio bp.
La produzione di stile aziliano è inserita in contesti industriali relativi alle diverse facies regionali italiane risalenti alla fine del Pleistocene e al primo Olocene.
Va sottolineata l'unità concettuale e stilistica di questo fenomeno grafico.


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