incisioni di bovidi (parietale) - MASSO 1

GROTTA DEL ROMITO

Le incisioni su questo masso sono tre:

BOVIDE 1
La più rilevante è una grande immagine di uro (Bos primigenius) (lunghezza cm 120), realizzata con una profonda incisione che consente alla figura di emergere con grande evidenza sulla superficie del masso grazie all’effetto chiaroscurale del tratto deciso. Paolo Graziosi, cui si deve la prima segnalazione nel 1961, definì questo prodotto figurativo “la più maestosa e felice espressione” dell’arte verista dell’area mediterranea. I suoi caratteri stilistici rientrano nei canoni dell’arte paleolitica franco-cantabrica: il tratto vigoroso dell’incisione, le proporzioni della figura, la presenza dei particolari del muso, del sesso, delle zampe, i due corni disegnati per intero. Si hanno precisi confronti con incisioni francesi. Alcuni segni lineari nella regione del collo e una linea che attraversa la linea dorsale potrebbero forse indicare delle ferite virtuali, inferte all’immagine della preda in base a quella pratica di “magia venatoria” che è di ampia diffusione nel simbolismo artistico europeo.

BOVIDE 2
Un secondo bovide, di assai minori dimensioni, è stato inciso con tratto sottile tra le zampe dell’uro. Appare di esecuzione piuttosto sommaria, non ben proporzionato, con tre sole zampe appena iniziate, sul muso sono indicate con leggeri tratti la bocca e la narice.

BOVIDE 3
Più in basso rispetto alle due suddette figure di bovidi, sullo stesso masso e dopo un gruppo di segni lineari, è stato inciso il profilo di una piccola testa di bovide, con un corno solo, incompleto, e con alcuni tratti paralleli sul collo, forse ad indicarne le pieghe. Si tratta di una figura ancora più modesta di quella del secondo bovide.

Osservazioni
La cronologia delle tre incisioni è dubbia e può essere definita solo in base allo stile. Si può ipotizzare che esse risalgano alla fase dell’Epigravettiano finale nel quale l’influenza stilistica franco-cantabrico è ancora attestata nell’arte mobiliare del Mezzogiorno italiano, cioè non più tardi di 14-13.000 anni orsono.

Soggetto

Naturalistico animale

Categoria

Parietale

Materia prima

Pietra

Tecnica

Incisione

Strato

-

Datazione

-

Codice reperto

-

Cronologia relativa
Epigravettiano Finale

Compreso tra 14.000 e 10.000 anni fa, è il momento più avanzato del Tardoglaciale che conclude il Paleolitico. L'Italia, come altre aree europee, vede la formazione di aspetti regionali ben definiti, con produzioni litiche non del tutto omogenee. Elementi trasversali sono i comportamenti non utilitaristici, vale a dire quelli legati alle pratiche funerarie e alle esperienze artistiche.

In ambito artistico in Italia si registra la progressiva perdita dello stile franco-cantabrico che, non più adottato al Sud, lascia tracce al Centro e al Nord, dove tuttavia conserva echi della tradizione d'Oltralpe filtrate attraverso lo stile mediterraneo in via di espansione. Questo linguaggio assume negli ultimi due millenni un carattere più sintetico e astratto, con produzioni grafiche soprattutto geometriche e lineari.

Gallery
Bibliografia
GRAZIOSI P., 1973b, L’arte preistorica in Italia, Sansoni, Firenze.
GRAZIOSI P., 1962, Nuove incisioni rupestri di tipo paleolitico in Calabria, RSP, XVII, pp. 139-145
MARTINI F., 2016, L'arte paleolitica e mesolitica in Italia, Millenni. Studi di archeologia preistorica, 12, Firenze.
MARTINI F., LO VETRO D. , 2011, Grotta del Romito, Guide, 4, Museo Fiorentino di Preistoria, Firenze.

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